Recessione, ma non siamo fuori
CorrierEconomia
7-April-2008
(CorrierEconomia) - Oggi non c'è più modo di evitare la recessione, anche se la Banca centrale, il governo e il parlamento Usa stanno prendendo misure straordinarie. Ma hanno aspettato troppo e perso la finestra d'opportunità aperta in gennaio. Lo stimolo fiscale, con gli assegni a casa degli americani nelle prossime settimane, arriva tardi». Lo dice Lakshman Achuthan dell'Economic cycle research institute (Ecri, www.businesscycle.com ), economista che vanta il record delle più accurate previsioni sui cicli economici. Lo scorso settembre aveva ditto a CorrierEconomia che l'America era ancora ok.
Che cosa è cambiato in questi sei mesi?
«Siamo entrati in una recessione di tipo mai visto dal 1945 a oggi. In ogni altra crisi economica metà della spinta negativa viene dal settore manifatturiero: di solito il business è sorpreso dall'arrivo della recessione, c’è troppa roba in magazzino e si devono tagliare gli ordini. Oggi le scorte sono già ridotte all'osso, perché da due anni tutti sono pessimisti. Se le autorità avessero agito più presto, qualsiasi aumento della domanda interna avrebbe spinto all'insù la produzione».
Se così è, come si spiega comunque la recessione?
«Sul Pil degli Usa il settore manifatturiero pesa per un terzo, ma rappresenta solo il 10% dei posti di lavoro. Cinque lavoratori su otto sono nei servizi non finanziari, come il commercio al dettaglio o l'industria del tempo libero, che hanno cominciato a soffrire adesso, e gli altri sono nei servizi finanziari e nel business immobiliare e delle costruzioni, in crisi da mesi».
Quanto profonda sarà questa recessione?
«Non troppo, credo, proprio grazie alla tenuta del settore manifatturiero. Il calo del Pil potrà essere lieve, ma si verificherà un taglio dell' occupazione e del reddito delle famiglie».
E quanto durerà?
«Le ultime due recessioni, quella del 1990-1991 con il fallimento delle casse di risparmio e quella del 2001 sono durate otto mesi. Se l'attuale è appena cominciata, può finire entro il 2008. Ma prima di dichiararci fuori bisogna veder salire gli indicatori economici».
Che cosa può determinare una svolta positiva?
«Ci vuole un cambiamento dell'umore dei consumatori e investitori. Il rally della settimana scorsa a Wall Street è segno che secondo molti il peggio è passato. Ma la Borsa può sbagliarsi, come era successo con il rally del 20% di aprile-maggio 2001. Prima della vera ripresa, temo sia necessario ancora un po’di pessimismo, legato alla perdita di altri posti di lavoro nei servizi».
Quale impatto avranno le elezioni di novembre?
«Peggioreranno l'umore del pubblico, perché lo sfidante democratico cercherà di enfatizzare la gravità della recessione di Bush».
Come deve comportarsi un privato investitore?
«Chi non è uno speculatore, non deve cercare di cogliere il fondo della Borsa, è un gioco rischioso. Deve aspettare per vedere gli indicatori economici salire e intanto farsi un elenco di azioni preferite. Sicuramente tornerà molta attenzione su Wall Street, anche dall'estero, per il dollaro debole e le quotazioni convenienti. È passata la paura per tutto ciò che non è chiaro, la gente tornerà sui mercati emergenti come India e Cina, economie sempre più sostenute anche dalla domanda interna».

